Thursday, November 4, 2010

ITALIA: Pericolosa la cementeria che potrebbe sorgere sull'Andria-Trani



"Dopo un attento studio degli incartamenti del progetto riguardante la cementeria -sottolinea Michele Lorusso di SEL- che sarà realizzata sulla strada provinciale Andria – Trani, s’infittiscono le preoccupazioni riguardanti il pericoloso impatto ambientale e la correlata incidenza di patologie letali. 

L’impianto proposto dalla General Cement Puglia (riconducibile al gruppo Matarrese) dovrà produrre 499 tonnellate al giorno di clinker, però al tempo stesso, in qualche pagina successiva, la stessa ditta proponente sostiene, che usciranno dall’azienda 225,000 t/anno (616 t/giorno) di cemento, anche se l’impianto ha una potenzialità produttiva di 600,000 t/anno, pari a 1,664 t/giorno. Qualcosa non quadra. Come mai questa discordanza? Sarà frutto di un errore, sarà frutto di qualche arcano mistero, o è frutto di un’opera di qualche raffinato mago che con qualche arcano sotterfugio cerca di aggirare la normativa in vigore? 

Siccome a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca, penso che questa discordanza sia opera di una raffinata scaltrezza che il gruppo Matarrese, ha già dimostrato in altre occasioni, e che non ha mancato di mostrare anche in questa situazione. 

Vediamo perché. 

La normativa in vigore (d.lgs. del 18 febbraio 2005, numero 59, allegato I, punto 3.1) stabilisce che tutti gli impianti (clinker-cemento) che producono quantitativi maggiori di 500 t/giorno devono essere obbligatoriamente sottoposti a procedura IPPC-A.I.A. (autorizzazione integrata ambientale). Si tratta di una procedura rigorosa che, per tutti gli impianti industriali ed energetici (inceneritori, cementifici, raffinerie, ecc.), garantisce la migliore sicurezza tecnologica praticabile per ridurre al minimo possibile i danni ecologici ed epidemiologici connessi alle emissioni. Dichiarando una produzione, ipotetica (lo ammette la stessa ditta) di 499 t/giorno, la General Cement Puglia intende evitare la gravosa procedura IPPC-AIA che produrrebbe investimenti maggiori nelle tecnologie adottate per mitigare il danno ambientale ed epidemiologico. Ecco spiegato il misterioso arcano del numero magico “499 t/giorno”. 
La normativa in materia è chiara e non può essere aggirata con una dichiarazione d’intenti, se appare evidente che l’impianto è dimensionato per quantitativi ben maggiori di 500 t/giorno. 

Già in precedenza avevo manifestato le mie preoccupazioni e come al solito, sono stato rimproverato da qualche movimento ambientalista,o pseudo tale, che preferisce inceneritori e cementerie purché rispettino i parametri di legge, senza considerare le ricadute sulla salute,sull’ambiente e sull’economia del territorio circostante. 
Ritengo che la General Cement Puglia, abbia già ricevuto molti sconti e favori ancor prima di ottenere l’autorizzazione per la realizzazione dell’impianto: la variante urbanistica da zona agricola a zona industriale è un macroscopico regalo dell’amministrazione comunale di Trani, che si somma all’avallo del gentlemen’s agreement con il quale è stato assicurato che nell’impianto non saranno bruciati rifiuti. Una vera e propria favola,perché giuridicamente quell’accordo tra gentiluomini, è carta straccia, tenuto conto della legislazione comunitaria e nazionale che favoriscono il co-incenerimento nei cementifici. 

Inoltre sempre dagli incartamenti si evince che dalle ciminiere dell’impianto saranno emesse ad una altezza di 50 metri dal suolo 51,52 t/anno di polveri di svariata natura chimica, e 343,44 t/anno di ossidi di zolfo e di ossidi di azoto; che saranno bruciate 19.598 t/anno di carbone raggiungendo nella camera di combustione temperature di 1400 gradi. Il tutto ad appena 6 chilometri di distanza dal gigantesco cementificio di Barletta, dove si producono 1.100.000 t/anno di cemento e dove già vengono bruciate 27.000 t/anno di rifiuti plastici, e che l’Assessore provinciale Cefola, sembra voler concedere l’incremento richiesto, a patto che si bruci Cdr di qualità (chi ci assicura che è realmente di qualità?). 

A fronte di questo scempio, che andrà a martoriare ulteriormente la nostra cara amata Terra, i cittadini non battono ciglio e preferiscono interessarsi delle frequentazioni di minorenni del Premier. E questo è grave, perché gli effetti sulla salute, sull’ambiente, sull’economia che questi ecomostri generano, non hanno né colore politico, né si fermano solo nella Città in cui sono realizzati. 

Quindi cari concittadini -conclude Michele Lorusso, lanciando un appello civico-, è arrivato il momento svegliarsi e di opporsi a questi Signori che alla nostra salute antepongono i loro interessi economici, perché i cementifici sono tra le sorgenti di contaminanti a più elevata incidenza cancerogena e soprattutto perché la nostra salute e il nostro ambiente non sono in vendita".

INDIA: Cements slashes price to Rs 255 per 50 kg bag

CHENNAI: Chennai-based India Cements today said it has reduced prices of its cement to Rs 255-265 per 50 kg bag, two days after the Tamil Nadu government asked cement makers to take steps to cut escalating cost of the key construction component. 

In a statement here, Chennai-headquartered India Cements said it had reduced the cost of a 50 kg bag to Rs 255 in Chennai and Chengalpet and Rs 265 per bag to stockists in other districts of the state. 

The company, however, did not mention the prevailing price at which it was selling to stockists. 

On Tuesday, Chief Minister M Karunanidhi had chaired a meeting of top heads of the state government and cement manufacturers, during which the government urged the latter to make efforts to reduce cement prices, which have been on the rise for the past few months, hovering around the Rs 290 per bag in the last few months. 

The increase in cement prices had forced some builders to import it from Pakistan and Bangladesh at cheaper rates. 

Last week, India Cements made a formal foray into the Northern region by commencing production at its Mahi Cement plant which the company invested about Rs 800 crore. 

The plant has a capacity to produce 1.5 million tons and would cater to Rajasthan, Madhya Pradesh and Gujarat. With this new facility, the total capacity of India Cements would be 16 million tonnes.

INDIA: Cement demand spurs in India

With the end of the monsoon season demand for cement has surged with large cement makers clocking double digit growth in dispatches. 


ACC has managed to sell 14% more cement in October at 1.92 million tonne while production for the month rose 16% to 1.98 million tonne. Ambuja Cements also reported 20% growth in dispatches with a 17% rise in output. However, the Aditya Birla Group outpaced the formers with a 21% growth in sales and 18% increase in output for the month.


The pent up demand from infrastructure projects under execution and also a pick up in housing, post the rains helped demand to spurt and the industry expects the strong growth to continue until March.


But, contrary to the usual trend, this would not lead to price rise but indeed may weaken. Expert opined the improved offtake will lead to higher capacity utilization and on the back of recent three price hikes of which two were well absorbed, going forward prices are likely to come under pressure, as most companies will try to maximize their production.

INDIA: PRISM CEMENT SEES 89% DROP IN SEPT QTR PROFITS



India-based Prism Cement (BSE:500338) last week reported a dip of 88.9 per cent in its net profit to Rs 4.6 crore (US$1 million) for the quarter ended on September 30, 2010 compared to the similar period last fiscal year.

The company had reported a net profit of Rs 41.48 crore for the quarter ended on September 30, 2009, the company said in a filing to Bombay Stock Exchange.

In terms of total income, the company had reported a growth of 14.1 per cent during July-September quarter of the current fiscal year at Rs 756.99 crore, as against Rs 662.01 crore in the corresponding period a year ago.

The company has also announced an interim dividend of Rs 1 per equity share of 10 each for the financial year 2010.

Wednesday, November 3, 2010

MEXICO: Caen ventas globales de Cementos Chihuahua

Disminuyeron 9.7% durante el tercer trimestre de 2010, ante la baja demanda de materiales en el mercado de EU

Las ventas globales de Grupo Cemento Chihuahua (GCC) del tercer trimestre de 2010 cayeron 9.7%.
La cementera reportó la cifra de ingresos por dos mil 350.9 millones de pesos, en comparación con 2 mil 602.8 millones de pesos en 2009. Las ventas en términos de dólares se redujeron 6%.
La caída se explica por la baja demanda de materiales en el mercado de Estados Unidos, en tanto que sus operaciones en México y Bolivia le reportaron saldos positivos.
En suelo mexicano las ventas alcanzaron la cifra de 643.6 millones de pesos en el tercer trimestre de 2010, lo que se tradujo en un saldo positivo de 6.6% en comparación con el tercer trimestre de 2009 debido principalmente al desempeño de los sectores industrial y comercial. "Se observaron incrementos en los volúmenes de venta de todos los productos, un aumento del precio del concreto premezclado y una ligera reducción del precio del cemento", explicó la firma en su reporte enviado a sus inversionistas.
Las ventas proporcionales de GCC en Bolivia fueron de 231.9 millones de pesos durante el tercer trimestre de 2010 mostrando un crecimiento de 10.2% en comparación con las ventas por 210.4 millones de pesos del mismo trimestre del año anterior.
En Estados Unidos, las ventas fueron por mil 475.4 millones de pesos, en comparación a los mil 788.9 millones de pesos del tercer trimestre de 2009. "Se observó un incremento en el volumen vendido de concreto premezclado y una reducción del volumen de cemento. La apreciación del peso con respecto al dólar y menores precios fueron los principales factores en la disminución de ventas en este país", abundaron los ejecutivos de la cementare en el informe del tercer trimestre.